Tanti auguri

Ne approfitto di questo momento di calma, prima dell’inizio del turno, per farvi i miei auguri: questa sera sarò di turno di 118, con stazionamento in una chiesa per la Santa Messa di Natale a mezzanotte. Spero di riuscire a fare la cena prima, e anche la messa, senza che il telefono del centralino squilli.

I miei migliori auguri a tutti voi, che siate medici, infermieri, volontari o anche semplici curiosi che leggete queste pagine: buon Natale a tutti voi e alle vostre famiglie!

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Vita da soccorritore 3

Essere soccorritore vuol dire…

… avere le tasche della divisa che sono peggio di un bazar! Avrai nell’ordine:

  • penne: tante, troppe, non funzionanti nell’occasione, che cadranno dalle tasche nei momenti più inopportuni (classica la caduta della penna che si infila sotto al portellone laterale);
  • guanti: tanti, troppi, spaiati, dalla S alla L, alcuni con il talco, altri così vecchi che sono diventati rigidi;
  • “patacchini”: spille con qualifiche, targhette con nome cognome qualifica gruppo sanguineo… un must! Serve solo a riconoscere la tua divisa quando la lasci sulla sedia, ma vuoi mettere?
  • caramelle, cicche, olio di mentolo, vicks, fazzoletti… tutto quello che serve in caso di nausea/vomito (tuo o del trasportato);
  • foglietti di carta… un’intera foresta di carta di foglietti conservati “nel caso il 118 mi chiamasse mentre sono fuori in servizio, e dovessi prendere nota”;
  • armamentario della giovane marmotta: pila a led, moschettone, coltellino, pile di ricambio, pulsiossimetri personali portatili, ecc;
  • mezzi tecnologici: oltre al tuo cellulare, ti ritroverai la radio del mezzo, il rilevatore del monossido di carbonio, e il cellulare del 118… tutte cose da ricordarsi di lasciare sul mezzo a fine turno (tranne il tuo cellulare, ovviamente). E’ un classico essere già in pizzeria a godersi una bella pizza calda, oppure sotto la doccia, ed essere chiamati “Ehm… Ti sei portato via il cellulare del 118, dovresti riportarlo in sede”;
  • materiale sanitario dimenticato dai servizi precedenti: io personalmente sono un mago a dimenticare nelle tasche, neanche fossero la borsa di Mary Poppins, garze, disinfettanti, cannule, mascherine… Il più l’ho raggiunto non accorgendomi di una forbice Robin (circa mezzo chilo di peso!)

Quando metto la divisa a lavare, riempio un sacchetto della spesa con tutto quello che ho in tasca… e mi dispero pensando a quando dovrò rimetterle tutte al loro posto!

Trauma o medico?

Grosso modo le emergenze possono essere catalogate in due macro-categorie: i traumi e le emergenze mediche. Nei traumi facciamo rientrare tutte quelle conseguenze derivanti da una caduta, un incidente, un colpo ecc., nelle emergenze mediche quelle dovute all’insorgenza di sintomi di natura non traumatica (permettemi l’ovvietà), quindi dal raffreddore all’infarto.

Quando riceviamo una chiamata dal 118, ci vengono riportate le informazioni che l’utente ha passato nella telefonata: questo ci permette di prepararci prima di giungere sul posto e decidere quale attrezzatura portare con noi, in modo da non smontare l’intera ambulanza.

Lo scorso turno riceviamo una chiamata: donna caduta in casa il giorno prima, non si è fatta visitare, adesso non sta bene.

Partiamo, preparando dei presidi per il trasporto di traumatizzati (anche se, essendo caduta il giorno prima, un’immobilizzazione completa appare eccssiva essendomi comunque mossa per più di 24 ore).

Arrivati sul posto, entriamo in una piccola casa. La signora è sdraiata sul divano, visibilmente spossata, con il respiro abbastanza difficoltoso. Iniziamo a renderci conto che l’ipotesi trauma potrebbe non essere quella corretta.

Il marito racconta che il giorno prima è caduta in casa (o meglio, si è accasciata, questo riferisce), picchiando la testa (e mostra un grosso cerotto, adesso sporco di sangue, sulla nuca), ma siccome non ha avuto episodi sospetti di vomito ha preferito non farla visitare. Adesso però racconta che da ieri non si è più mossa dal divano, lamentando un’eccessiva stanchezza.

Iniziamo a raccogliere i dati clinici e i parametri vitali, che rivelano una pressione sanguinea veramente molto bassa. Inoltre la signora muove fa fastica ad articolare le parole, e non trattiene le urine… Quello che il marito ha classificato come conseguenze di un trauma in realtà potrebbero essere le conseguenze di un TIA, ovvero la signora potrebbe avere avuto un ictus transitorio che l’ha portata ad accasciarsi/cadere, ad avere problemi di pressione, di linguaggio e così via.

Occorrono ulteriori indagini, pertanto la signora viene portata in pronto soccorso per essere sottoposta a TAC.

Ecco un piccolo esempio di quanto sia utile uscire pronti ad affrontare un certo tipo di servizio, ma rimanendo aperti anche alle altre ipotesi.

Vita da soccorritore 2

Essere soccorritori vuol dire…

… non essere mai vestiti adeguatamente. In inverno passerai dal caldo (si spera!) della camera da letto della sede, al freddo ghiacciato dei cortili per andare al garage, al freddo metallico del mezzo appena partito, all’afa tropicale del riscaldamento acceso per il paziente. Passerai quindi dallo strato giubbotto+maglione+maglietta+canottiera alla maglietta quasi a mezza manica, con risultati devastanti sulla salute.

Allo stesso modo, non troverai pace in estate, quando vorresti essere in costume da bagno ma invece avrai maglietta a mezze maniche+pantaloni della divisa quando sei in sede, ma durante l’uscita sarai obbligato ad indossare anche il giubbotto, e suderai solo a guardarlo. E dovrai mettere le calze, altrimenti gli scarponi ti devasteranno i piedi. Ah, mi dimenticavo di dire: quasi sempre niente aria condizionata, ne in sede ne sul mezzo.

E non sperare di risolvere il tutto con la pioggia! Quando pioverà avrai dimenticato la cerata a casa, e se l’hai portata con te in sede non l’avrai presa dicendo “Tanto è un intervento in casa”, ma quello in coda sarà un’incidente stradale sotto il diluvio!