Una notte di ordinaria follia

Turno di notte, la telefonata arriva verso l’1, c’è una persona probabilmente ubriaca o sotto l’effetto di stupefacenti in stato confusionale in stazione.

Saliamo in ambulanza e ci dirigiamo verso la stazione, nel vano davanti i miei colleghi uomini, dietro io donna: sono un pò impaurita, non mi piace molto questo genere di servizi, soprattutto di notte.

Arriviamo sul posto, c’è in effetti un ragazzo in piedi sul marciapiedi, a vederlo si capisce che non è proprio in sé ma sembra tutto sommato tranquillo. Il capoequipaggio e l’autista scendono a vedere, io mi affaccio dal vano. Racconta di essere arrivato con l’ultimo treno, ma dice che non sta male e non vuole venire con noi (parla in maniera non molto logica, ma è coerente con il quadro clinico). Il capoequipaggio inizia a chiedergli i dati per compilare la scheda di soccorso, quando questo sembra offendersi e chiede “Cosa stai scrivendo su di me?”.

Il collega cerca di tranquillizzarlo, e gli mostra la scheda: si tratta solamente del luogo in cui ci troviamo, il nome del paziente, ecc. Il ragazzo non sembra convinto, e prende la scheda in mano apparentemente per leggerla. Tenendola in mano, inizia a camminare lontano da noi, il capoequipaggio lo segue chiedendogli di ridargli la scheda, ma questo non sembra sentirlo, anzi allunga il passo, gira l’angolo e se ne va!

Rimaniamo shoccati dal comportamento, decidiamo di telefonare immediatamente alla centrale del 118 per avvisare che ci è stato rubato il bollettario sanitario, che è a tutti gli effetti un documento ufficiale.

Torniamo in sede, il viaggio è andato a vuoto.

Il mattino successivo in sede arriva una chiamata, è la centrale dei Carabinieri, ci avvisano di aver trovato il nostro bollettario: a quanto sembra è stato gettato sotto un’auto poco distante (ed è stata una fortuna, quella notte ha pure piovuto) prima che il ragazzo danneggiasse altre vetture parcheggiate… Insomma, alla fine ci è andata ancora bene, c’hanno rimesso solo alcuni fogli di carta, avrebbe potuto provocare dei danni anche all’ambulanza e all’equipaggio!

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Non so dove dormire

Ieri notte in turno, sera+notte, inizio alle 20 e smonto alle 6.30.

In alcuni comitati i volontari che svolgono servizi notturni stanno svegli tutta la notte, in altri c’è poco movimento quindi possono permettersi di dormire. Il nostro comitato ricade nel secondo caso: alcune volte stiamo in giro tutta la notte e il letto neanche lo vediamo, ma spesso riusciamo a dormire qualche ora.

Sono andata a letto a mezzanotte, appena la sede si è svuotata dai volontari di passaggio, ma all’1 il suono del telefono del 118 mi sveglia. Bisogna andare in stazione, c’è un paziente psichiatrico, la scheda lo contrassegna come “noto” ma il nome non ci dice niente. La scheda indica anche “allertato 112”: iniziamo a pensare a una persona in stato di agitazione, magari ubriaca e violenta.

Arriviamo sul posto, prestiamo molta attenzione, ma vediamo solamente un uomo sul marciapiede che ferma l’ambulanza con un gesto: si presenta e ci dice che abita in un paese lì vicino, ha perso l’ultimo treno della notte e non ha più i genitori.

Capiamo subito che il nostro intervento, in ambito sanitario, non è richiesto: tranne il fiato alcolico questa persona ha bisogno solamente un posto dove passare la notte (la sala di attesa della stazione di notte è chiusa) e di parlare un pò.

La centrale conferma: è una persona nota, a quanto sembra succede spesso che perda il treno, ci consigliano di portarlo in pronto soccorso per fargli passare la notte.

Durante il viaggio emergono tutte le sue difficoltà: ha 50 anni, ha perso i genitori 4 anni prima, ci chiede se in ospedale ci sono delle donne anziane da conoscere “e poi chissà…”. Ci stupisce quando ci dice che ha fatto per 20 anni il volontario in una croce privata della sua città, e in pronto soccorso l’infermiere di turno ce lo conferma. Sono quelle situazioni in cui ci si chiede come è possibile ridursi così, e allo stesso tempo chi potrebbe fare cosa per aiutarlo, per non far ulteriormente peggiorare la sua situazione.

Non è il primo caso di “taxi” che facciamo, purtroppo il bacino di persone con disagio dovuto ad alcolismo, tossicodipendenza o solitudine che chiamano l’ambulanza sperando chi in un miracolo, chi semplicemente in un passaggio in pronto soccorso dove poter parlare con qualcuno o passare la nottata sono in aumento. Siamo in difficoltà anche noi che ci limitiamo ad un mero trasporto, non potendo andare ad agire oltre alla nostra sfera se non scambiare con loro qualche parola di incoraggiamento e consigliare loro a chi chiedere aiuto… ma molto spesso la risposta ricevuta è “Già fatto ma non mi aiutano”, “Mi stanno già aiutando”, “Non voglio nessun aiuto”.

Il turno si conclude con una telefonata alle 6 del mattino, sulla linea non urgente: un cittadino ci segnala che una persona è tutta la notte che parla con un’automobile sotto casa, aprendo e chiudendo gli specchietti e dicendo loro che sono dei maleducati. Ci chiede cosa fare… E cosa vuoi rispondere? Noi non lo sappiamo proprio, neanche questa volta…