Bonjour finesse

Questo episodio è successo un paio di anni fa, ma mi ritorna spesso in mente.

Turno di sera, ci rechiamo in verde in un paese vicino. Entrati in casa, troviamo una giovane donna che si lamenta di gonfiore e dolore alla pancia. In effetti è molto “voluminosa”…. Ci racconta che è appena tornata a casa dall’ospedale dove ha subito un’operazione in laparoscopia, ma i dolori sono aumentati e soprattutto la pancia si è gonfiata molto.

Sono io capo-equipaggio, dopo aver raccolto i parametri e messo davanti a me la documentazione d’uscita dall’ospedale chiamo la centrale per comunicare.

Operatore 118: “Ha seguito alla lettera le indicazioni nella lettera di dimissione?”
Io: “Adesso chiedo… Signora, ha seguito le indicazioni della lettera di dimissione?
Paziente: “Sì certo”
Io: “Riferisce di sì”
Operatore 118: “Ma ha fatto aria canalizzata?”

Aria canalizzata? Ignoro cosa sia, è una delle mie prime volte come capo-equipaggio… un intervento che si esegue durante la laparoscopia o prima di essere dimessi? Nel dubbio io chiedo:

Io: “Signora, ma l’intervento era di aria canalizzata?”
Paziente: “Non lo so, io ho fatto la laparoscopia”
Io: “Centrale, non sa rispondermi”
Operatore 118: “Guarda che con aria canalizzata io volevo semplicemente sapere se ha scorreggiato!”

Certe volte il linguaggio medico è molto meno efficace del linguaggio di strada! Bastava dirlo no?

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Allarme bimbo

Domenica è arrivato, per la prima volta, il momento che nessun volontario vorrebbe mai vivere: codice rosso, bambino che non respira.

“Sfortuna” vuole che la casa sia dietro alla sede, quindi il tempo per prepararci materialmente e mentalmente è davvero poco: mentre si prepara l’ambu pediatrico e le cannule si fa mente locale su quelle nozioni imparate a lezione e fortunatamente mai messe in pratica.

Arrivati sul posto, vediamo il papà in cortile con in braccio il bambino: il cuore ti martella forte nel petto, apri il portellone ad ambulanza non ancora completamente ferma… E senti il bambino che piange. Il cuore ricomincia a battere, te ricominci a respirare: piange, quindi respira, quindi non è in arresto.

Cerchi di capire un pò di più della situazione: i genitori sono rumeni, il bambino (15 mesi) da diversi giorni ha la febbre e la tosse. Arriva l’automedica, inizia l’anamnesi, il bambino ha “semplicemente” la bronchite ma si indaga su cosa hanno visto i genitori per fare una telefonata così disperata.

Alla fine si arriverà in pronto soccorso senza averlo capito molto bene: alcuni propendono per il fatto che il bambino abbia avuto una convulsione (però la febbre provata al bambino segna 36.2°), altri propendono per una realtà ben “peggiore”: i genitori stranieri, dicendo “non respira”, probabilmente volevano indicare “non respira bene” a causa del catarro… l’esperienza negli anni (con pazienti stranieri ma anche italiani) fa propendere anche a me verso questa ipotesi di comunicazione sbagliata.

Per fortuna il rosso è diventato un verde molto rapidamente, meglio così.

Sempre più difficile

Continuano le cacce al tesoro sul territorio alla ricerca del paziente perduto… siccome ormai siamo troppo bravi a prevedere gli errori di comunicazione dell’utente, abbiamo alzato il livello aggiungendo il percorso ad ostacoli generato dal meteo.

Le indicazioni fornite dall’utente alla centrale sono le seguenti “Strada per Parigi, seconda casa sulla sinistra”. “Strada per Parigi” è una strada che porta fuori dalla nostra città, si sviluppa in campagna per poi arrivare ad un paese vicino. Capita a volte di andare da quelle parti, non ci sono case direttamente sulla strada ma stradine sterrate che portano a case isolate.

Partiamo, superiamo la prima strada sterrata a sinistra, giungiamo alla seconda strada sterrata e la casa è totalmente al buio. Sarà qui? L’autista si immette nella stradina sterrata, è un percorso alla Camel Trophy, 500 metri pieni di buche e di fango. La casa appare abbandonata, in un piccolo spazio ci sono 2-3 auto abbandonate e cumuli di laterizi. Il capo equipaggio scende con una torcia a controllare, chiama, nessuno risponde.

Dobbiamo far manovra con l’ambulanza e tornare sulla strada principale, ma è più facile a dirsi che a farsi: è una pozza di fango, lo spazio è ristretto, le ruote fanno fatica a fare presa sul fondo. Grazie all’abilità dell’autista, a dei pezzi di legno messi sotto alle ruote e a un numero non meglio precisato di manovre, riusciamo ad uscirne. Tornati sull’asfaltata, proseguiamo verso il paese accanto, facendo ben attenzione ad altre case illuminate nelle vicinanze, qualcuno sulla strada ad aspettarci. Niente da fare. Chiamiamo la centrale e riferiamo il problema, nel mentre torniamo indietro lungo la stessa strada.

La centrale riferisce nuovamente le indicazioni fornite dall’utente (che nel frattempo risulta irraggiungibile perchè il suo telefono è occupato): “prima dell’incrocio c’è la strada per Parigi, percorrendola per un chilometro circa si arriva alla seconda casa, c’è la signora che vi attende in strada”. Questa indicazione è ancora più nebulosa della precedente… Cosa vuol dire “prima”? Da qualsiasi direzioni uno arrivi, c’è sempre un prima… Percorrere un chilometro vuol dire che ci siamo allontanati troppo… signore sulla strada non ne abbiamo viste… e ancora una volta nella nostra città esiste una “strada per Parigi” e una “via Parigi”…

In quel momento incrociamo l’automedica, anche loro stanno cercando il nostro stesso indirizzo. Il loro autista ci dice di stare sulla strada asfaltata, andranno loro a verificare un’altra strada sterrata (per non farci nuovamente impantanare). L’automedica va… e dopo pochi minuti l’autista ci fa segnali con una torcia, hanno trovato la casa.

Oltre ai problemi dei nomi delle strade, anche l’utente c’ha messo del suo aspettandoci non sulla strada ma nel cortile di casa (distante un chilometro dalla strada, quindi non visibile con il buio), ma soprattutto sbagliando a contare la propria casa dall’inizio della strada… Era ovviamente la terza, non la seconda.

Alla fine la Dakar l’abbiamo portata a termine! Che difficoltà ci saranno nel prossimo viaggio? Sempre più difficile… peggio quasi di Candy Crush!

Caccia al tesoro seconda parte

Nel post precedente vi ho resi partecipi di come un’indicazione stradale poco precisa possa causare problemi all’equipaggio dell’ambulanza.

Come promesso, oggi parlerò di un altro problema che aggrava la situazione viabilistica: la toponomastica dei paesi. Signori sindaci, mi sorge dal cuore un appello: italiani popolo fantasioso, perchè dobbiamo avere delle vie con nomi simili o addirittura uguali l’una con l’altra?

Dopo due anni e mezzo di soccorso ormai ho fatto l’orecchio sulle vie che hanno un possibile “omologo”, e quindi se prendo io la chiamata in centralino ho imparato a spiegare immediatamente alla centrale 118 il problema. Qui di seguito alcune conversazioni realmente accadute (per comodità ve le riporto come se si svolgessero tutte al centralino, altre volte invece il 118 viene richiamato dal cellulare quando ci troviamo sul posto e non riusciamo a trovare il paziente).

Io: “Sede”118: “Ciao, mi vai in via Violetta?”
Io: “Il nostro paese ha 6 frazioni, e ciascuna frazione ha una via Violetta… Ti ha specificato se intende la via Violetta del nostro paese o quella di una frazione, e quale?”
118: “Ti richiamo”

Io: “Sede”
118: “Ciao, mi vai in via Trottola?”
Io: “Il nostro paese ha una via Trottola e una via Della Trottola… sei sicuro che sia via Trottola?”
118: “Ti richiamo”

Io: “Sede”
118: “Ciao, mi vai in via Francese?”
Io: “Il nostro paese ha una via Francese e una via Francesi… sei sicuro che sia via Francese?”
118: “Ti richiamo”

Io: “Sede”
118: “Ciao, mi vai in via Rossi?”
Io: “Il nostro paese ha una via Antonio Rossi e una via Marco Rossi… di quale Rossi parli?”
118: “Ti richiamo”

Io: “Sede”
118: “Ciao, mi vai in via Pasqualino?”
Io: “Il nostro paese ha una via Pasqualino, una piazza Pasqualino e una strada Pasqualino, e non sono vicine tra loro… sei sicuro che sia via Pasqualino?”
118: “Ti richiamo”

Io: “Sede”
118: “Ciao, mi vai in via Dietista Cappuccio?”
Io: “Esiste una via Dietista Cappuccio e una via Dietologo Cappuccio… sei sicuro che sia via Dietista Cappuccio?”
118: “Ti richiamo”

Mi è anche capitato di andare “in soccorso” di ambulanze di altre associazioni. Di solito la scena è questa: sento una sirena avvicinarsi a casa mia, si spegne, mi affaccio e vedo arrivare due-tre soccorritori con una barella. So già di avere ragione nell’80% dei casi, ma la domanda la faccio sempre:

Io: “Ciao posso aiutarvi?”
Loro: “Stiamo cercando via Bianchi” (e io nella mia mente “Eccoli qui”)
Io: “Via Bianchi o vicolo Bianchi?”
Sguardo smarrito dei soccorritori…
Io: “Avete il numero civico?”
Loro: “20”
Io: “Allora è sicuramente la via, qui vi trovate nel vicolo… Vi spiego come arrivarci?”

Caccia al tesoro

Non essere chiari durante una chiamata al 118 può causare grosse perdite di tempo nell’arrivo dell’ambulanza, con a  volte esiti drammatici.

Posso capire l’agitazione dei famigliari nel vedere un loro parente di arresto cardiaco, è un caso più che comprensibile, per questo ho deciso di parlare di un’uscita molto meno impegnativa: un “bel” codice bianco per intossicazione etilica che una comunicazione inefficace di chi ha richiesto il soccorso stava portando al rientro dell’ambulanza.

La telefonata ricevuta è stata più o meno di questo tipo “lungo la via Rossi, in uscita dal paese XYZ, c’è un uomo con una bici, è ubriaco”. Il paese XYZ non è il nostro, armati di navigatore e cartina individuiamo la zona e ci rechiamo, domandandoci tra l’altro se “uomo con una bici” voglia dire uomo caduto in bicicletta o uomo che sta conducendo una bicicletta, e in questo caso ci chiediamo dove sia l’emergenza.

Arriviamo in via Rossi, non abbiamo ulteriori indicazioni: è una via che esce dal paese. Iniziamo a percorrerla piano piano, dopo poco finiscono le case e inizia la campagna. Nessuna persona per strada, accendiamo anche il faro per vedere se per caso la persona sia finita in un campo a causa dell’ubriachezza. Arriviamo in pratica al paese dopo, niente. Decidiamo di fare la strada all’inverso, e nel frattempo avvisiamo la centrale. Mentre procediamo adagio adagio (io con la testa completamente fuori dal finestrino), la centrale continua ad insistere che la persona c’è. Terminiamo il secondo giro, niente. A questo punto la centrale richiama chi ha chiamato il soccorso e ce lo passa. Si “scopre” che il punto da raggiungere non è esattamente in via Rossi, ma è una traversa non asfaltata che da via Rossi porta in campagna, e dopo circa 1km si arriva ad uno slargo vicino ad un canale dove, appoggiato ad un muro, troviamo il nostro uomo, ubriaco perso, non caduto dalla bici, e sporco fino alla testa di urina, vino ed escrementi.

Rimpiangendo quasi di averlo trovato, viste le condizioni igieniche, lo carichiamo e lo portiamo in PS a smaltire la sbornia.

Mi riprometto nei prossimi post di raccontare altri episodi simili dedicati ad indicazioni non molto precise, e un post a parte meriteranno quei comuni con una toponomastica poco fantasiosa.