Dove sta la ragione

Come soccorritori ci troviamo spesso ad operare in situazioni di disagio che né il corso di formazione né la propria esperienza personale ci insegna ad affrontare, ed occorre in qualche modo affidarsi alle proprie sensazioni.

Un pò di tempo fa la centrale ci manda su un caso di lite domestica, carabinieri già sul posto. Scendiamo con il nostro zaino e saliamo le scale del palazzo, sentendo già le urla provenire dai piani superiori.

La scena di per sé non è tragica (solo qualche soprammobile rotto, ma nessun ferito in vista), ma il nervosismo è nell’aria. In cucina con un carabiniere ci sono due genitori in lacrime, visibilmente agitati. L’altro carabiniere bussa alla porta del bagno, dove delle urla femminili gli impongono di andarsene.

Ci facciamo raccontare cosa è successo: la figlia, ancora minorenne all’epoca (adesso maggiorenne), è in cura presso due centri di recupero per adolescenti per problemi avuti in passato. Deve seguire un rigido piano di “reinserimento”, costellato di regole da rispettare. Logicamente i genitori devono fare i conti con l’indole ribelle tipica degli adolescenti. Lo scontro di quel giorno riguarda il permesso di uscire: la ragazza era già stata in giro con gli amici nel pomeriggio, ma vorrebbe uscire anche la sera per andare al cinema. I genitori non sono d’accordo, sia perchè non è permesso dalle regole sia perchè hanno paura che al cinema incontri il ragazzo, molto più grande di lei, che reputano la causa di tutti i problemi.

Lo scontro è nato da questo: sono volate parole dure ed oggetti, alla fine lei si è chiusa in bagno salvo uscire ad intervalli regolari per urlare parolacce ai genitori, ormai impietriti sulle seggiole in cucina. Nessuno necessita di soccorso da parte nostra, non ci sono ferite fisiche bensì ferite all’anima.

Qui occorre una grande opera di intermediazione: un carabiniere e un collega vanno a parlare con la figlia, noi con i genitori. Cerchiamo di capire bene le problematiche che ci sono da entrambe le parti, e cosa si vuole esattamente ottenere. La ragazza spiega che vorrebbe semplicemente andare al cinema, con i suoi compagni di scuola, a vedere la prima di un film. I genitori sono preoccupati che lei possa commettere qualche stupidata vista la presenza del ragazzo, e che lasciarle infrangere le regole una volta possa essere problematico.

Proponiamo ad entrambi una soluzione: accetterebbe la ragazza di andare al cinema accompagnata dal genitore, questo rimane in sala pur a debita distanza, e finito il film torna subito a casa? La ragazza sembra disponibile accettare la proposta, ma ci si scontra con una difficoltà: solo un genitore ha la patente, e quella sera deve lavorare, non può accompagnarla.

Allora perchè non andare al cinema un altro giorno, in modo da potersi organizzare con la macchina? Questa volta i disponibili sono i genitori, ma la ragazza è inamovibile: i suoi amici vanno quella sera, per lei sembra impensabile non andare la sera dell’uscita del film, quindi non accetta la soluzione.

Restiamo in casa quasi 2 ore cercando di mediare tra le due posizioni, alla fine una telefonata d’urgenza ci obbliga ad andarcene (come già detto nessuno necessita di cure, nesusno vuole venire in pronto soccorso) e lasciamo continuare l’opera dai carabinieri. Riusciamo a strappare la promessa di una maggiore elasticità da entrambe le parti, pur nel rispetto delle regole.

Ogni tanto ci penso ancora a questa situazione, nonostante siano passati mesi, mi chiedo se alla fine siano arrivati ad una soluzione.

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