Interventi 2.0

Domenica tardo pomeriggio, suona il telefono. Veniamo mandati dal 118 in una città vicina. Guardiamo la scheda: infortunio scontro di gioco. Mentalmente lo classifichiamo come “trauma su campo da calcio”. Leggiamo meglio la scheda per capire se aspettarci una frattura oppure no: nessuna indicazione in merito, unica nota “escoriazioni”. Vabbè, avrà fatto un bel capitombolo. Andiamo a vedere.

Arriviamo sul posto, si tratta di un campetto sportivo in sintetico. La partita è già finita, il campetto è vuoto, ci sono dei ragazzi nel cortile.

Scendiamo dal mezzo, ci avviciniamo ai ragazzi (tutti sui 30-40 anni, si vede che è stata una partitella tra amici e non di campionato) ma nessuno ci viene incontro. Ci guardiamo attorno per cercare la nostra “vittima”, ma non vediamo nessuno particolarmente sofferente. Ad un certo punto un ragazzo su una sedia attira la nostra intenzione: ben vestito, pantaloncini kaki, verrebbe da pensare ad uno spettatore che si è fatto male.

Siamo in 3 attorno a lui, e lo “radiografiamo” con gli occhi: dov’è che si è fatto male?

Lui: “Ecco, vedete?”

Noi: “Ad essere sinceri, no!”

Lui: “Il ginocchio, ha fatto crac”

A questo punto scoppiamo a ridere, e gli spieghiamo il fraintendimento: dalla scheda ci aspettavamo qualche ferita, delle abrasioni, insomma qualche segno… E invece il ginocchio è perfettamente normale, neanche un gonfiore, insomma non sembra neanche un calciatore infortunato!

Anche il ragazzo sta alla battuta, racconta di essere uscito con le proprie gambe dal campo, ma siccome l’anno precedente ha rotto il crociato e il dolore non era così forte tanto che è passato 1 giorno prima che si recasse in ospedale, questa volta non ha voluto ripetere l’errore e ha chiamato “quasi subito” l’ambulanza… tempo di fare la doccia e rendersi presentabile (cosa che le infermiere in pronto soccorso hanno apprezzato tantissimo!).

Ad occhio ipotizziamo una distorsione, applichiamo ghiaccio, lo mettiamo su barella ed immobilizziamo il ginocchio (un pò tardivamente forse, viste tutte le attività che nel frattempo il ragazzo ha fatto). Nel frattempo gli amici “sfottono” amichevolmente il ragazzo, rimanere seri è un pò difficile perchè le battute che fanno sono veramente spiritose: “Dai che domenica a S. Pietro fanno santo anche te”, “Diciamo a don Pierino di portarti in processione”, “Se muori la tua morosa la consolo io”, “Su quel lettino ti manca solo l’orsacchiotto e sei a posto”.

Dribblando gli amici riusciamo a caricare. Durante il viaggio il ragazzo chiacchiera e gioca con il cellulare, quando ad un certo punto dice “Guardate cosa hanno fatto!”, e ci mostra sul suo profilo Facebook una foto fatta dai ragazzi al campo di lui mentre sta per essere caricato in ambulanza.

“Ahahah che stupidi… Però in sta foto sembra che stia male dai, la gente poi si preoccupa… Ragazzi possiamo fare una foto assieme che sorrido? Così stanno tranquilli… Oh, giuro che non la posto su Facebook!”

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Se son rose

Come ogni anno viene organizzato il corso per le “nuove leve”, ovvero i futuri barellieri di ambulanza (o i futuri centralinisti, o autisti, o animatori per bambini, o accompagnatori di disabili…), insomma, per chi vuole iniziare a fare volontariato! Dal mio primo giorno di corso sono ormai passati 3 anni, di acqua sotto ai ponti ne è passata, occasionalmente posso passare “dall’altra parte della barricata” a insegnare qualche cosa ai giovani.

L’altra sera era prevista la lezione pratica di posizione laterale di sicurezza e di BLS. Siccome gli istruttori abituali erano altrove impegnati, ci siamo “dovuti arrangiare” ed io e il mio equipaggio siamo stati coinvolti per la prima volta in una lezione pratica, incrociando ovviamente le dita che non suonasse il telefono costringensoci ad uscire.

Abbiamo organizzato 3 postazioni di lavoro, e ci siamo divisi gli allievi. In questa tornata sono davvero giovanissimi, molti non sono ancora maggiorenni e quindi per alcuni anni non potranno salire sui mezzi, ma solamente operare nel sociale.

All’inizio la “stupidera” regnava sovrana: nonostante avessi solo un’ora per farli provare non volevano entrare in aula, si vergognavano, facevano battutine… capisco bene che la prospettiva di stare inginocchiati su un tappeto accanto al manichino non è la più divertente, ma era l’ultima prova che avevano prima dell’esame.

All’inizio mi sono limitata a illustrare passo per passo, come da programma d’esame, come avrebbero dovuto eseguire il BLS e la posizione laterale di sicurezza; poi, un pò perchè la distrazione saliva, un pò per cercare di motivarli nel proseguire i loro studi, e un pò anche per spaventarli (può capitare a chiunque di dover eseguire un massaggio cardiaco), ho raccontato un pò di aneddoti successi durante i turni di 118. A questo punto i ragazzi si sono sbloccati, hanno fatto delle domande interessanti, molti erano “spaventati” dalle conseguenze che ci possono essere tra il non agire e l’agire ma causare dei danni…

L’ora è volata, loro se ne sono tornati a casa e io spero di aver seminato qualche cosa nelle loro teste… e che cresca!